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Bonadies Scavi, il lavoro che prepara il futuro delle infrastrutture

Ottobre 26, 2026
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Prima che il cemento prenda forma, c’è un terreno che aspetta. Qualcuno lo osserva, lo studia, ne rimuove ciò che non è più sicuro, lo risana se è stato ferito, lo prepara ad accogliere qualcosa di nuovo. È un lavoro che raramente finisce nelle fotografie dell’inaugurazione, ma da cui dipende tutto quello che arriva dopo. Bonadies Scavi ha costruito la propria esperienza proprio lì, sul terreno, dove la forza dei mezzi deve incontrare la competenza tecnica, il senso della sicurezza e la conoscenza di ogni cantiere.

La storia comincia come tante storie di impresa italiane: in famiglia. Da oltre quarant’anni l’azienda lavora tra scavi, demolizioni, bonifiche e trasporti, spostandosi in diverse aree del Paese. Negli anni ha messo insieme una squadra di specialisti, un parco macchine di proprietà e competenze diverse, con l’idea di poter accompagnare un progetto passo dopo passo, dalle prime operazioni preparatorie alla gestione dei materiali, fino alla sistemazione finale dell’area.

È un percorso in cui l’esperienza maturata sul campo ha camminato accanto agli investimenti in attrezzature, organizzazione e sicurezza. Il senso di questa scelta si vede soprattutto nei cantieri più complessi, quelli in cui lavorazioni diverse devono parlarsi, le prescrizioni ambientali vanno rispettate e bisogna andare avanti senza mai perdere di vista i tempi e l’obiettivo dell’opera.

Dallo scavo alla bonifica, un mestiere che si costruisce per passaggi

Tutto parte, in genere, dalla terra. Con scavi e sbancamenti si modella il terreno, si raggiungono le quote di progetto e si creano le condizioni perché altri possano iniziare a costruire. Poi ci sono le demolizioni controllate, necessarie quando una struttura civile o industriale ha concluso il suo tempo e va rimossa con cura, soprattutto nei contesti urbani, dove ogni spazio, ogni materiale e ogni margine di sicurezza contano.

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Spesso, però, il lavoro non si ferma lì. Ci sono luoghi che portano i segni del loro passato e chiedono di essere restituiti a una nuova vita. Così nascono le bonifiche ambientali, con la rimozione dell’amianto, il risanamento delle aree contaminate e la gestione dei rifiuti che ne derivano. Qui la preparazione e l’ordine con cui si affrontano le fasi fanno la differenza, per le persone e per l’ambiente. Dopo la bonifica arriva il trasporto di rifiuti speciali e inerti, mentre sul fronte delle infrastrutture l’azienda lavora a strade, sottoservizi e reti tecnologiche.

A tenere insieme il quadro ci sono le manutenzioni tecniche su impianti, aree industriali e cantieri già attivi. Proprio perché i servizi sono collegati tra loro, ogni intervento può essere pensato su misura, a partire da ciò che il luogo richiede e non da una formula valida per tutti.

Dietro a tutto questo c’è un modo di lavorare fatto di pianificazione, mezzi propri, persone formate, documentazione di tutte le operazioni e rispetto delle norme ambientali e di sicurezza. Non sono dettagli di contorno, perché in un cantiere, la qualità del risultato nasce anche dalla capacità di prevenire i problemi, far dialogare le lavorazioni e tenere sempre sotto controllo ogni fase.

Cantieri diversi, un’unica esigenza

Basta guardare i luoghi in cui Bonadies Scavi ha lavorato per capire quanto possa essere varia la geografia di questo mestiere. A Bari, sul Molo Sant’Antonio, ha eseguito gli scavi per una nuova struttura destinata a ospitare un museo e servizi turistici. Un’area portuale, dove preparare il terreno significa anche contribuire a un luogo che sarà vissuto dai cittadini e dai visitatori. Poco distante, sul Molo San Vito, l’impresa si è occupata della demolizione di un edificio. 

Spostandosi in Basilicata, a Rapolla, ha preso parte ai lavori di messa in sicurezza della strada statale 93, al chilometro 71+700. Cantieri diversi per scopo e carattere, ma uniti da una stessa necessità: adattare mezzi e procedure a quello che il sito richiede.

Un capitolo a parte è quello dei luoghi dove si custodiscono i rifiuti. Ad Andria, l’azienda ha riprofilato e messo in sicurezza una discarica di rifiuti urbani, preparandola alla fase successiva, la copertura, il cosiddetto capping. Tra gli interventi documentati c’è anche il rivestimento delle sponde di una discarica con argilla e geomembrana in HDPE, un materiale pensato per creare una barriera impermeabile.

Il racconto prosegue negli impianti di biogas, dove è stato necessario ripristinare le pendenze delle tubazioni di captazione, e tra le strade di servizio e le linee elettriche di impianti fotovoltaici in Puglia. Sono lavori che mostrano come ciò che si impara scavando possa diventare utile anche alla manutenzione delle infrastrutture energetiche e alla cura dell’ambiente. 

Infine c’è Foggia, dove nell’area industriale è stato bonificato un impianto dismesso: rimozione dell’amianto, risanamento, messa in sicurezza e trasporto dei rifiuti pericolosi. Forse il caso che meglio racconta la parte più delicata del mestiere, ridare sicurezza a spazi compromessi, con competenza e un’attenzione costante a ogni materiale che si maneggia.

Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, Bonadies Domenico Scavi firma le opere di movimento terra e il piano di posa

Nella realizzazione della Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, infrastruttura simbolo della mobilità sostenibile e della valorizzazione del patrimonio paesaggistico e territoriale della Puglia, questo compito è stato affidato anche a Bonadies Scavi, l’impresa che ha curato le opere di movimento terra e la preparazione del piano di posa della sede ciclabile. 

L’intervento è partito dalla preparazione e dalla regolarizzazione del terreno esistente, seguite dal livellamento e dalla sagomatura del piano di posa. Si è passati quindi alla fornitura e alla stesa del materiale granulare destinato alla formazione del sottofondo, compattato meccanicamente strato dopo strato, fino alla rifinitura e alla regolarizzazione delle superfici, pronte ad accogliere le lavorazioni successive. 

Si tratta di una fase tutt’altro che secondaria. Da questo lavoro dipendono la stabilità, l’uniformità e l’adeguata capacità portante della futura pavimentazione ciclabile, e di conseguenza la durata e la sicurezza del percorso per chi lo attraversa in bicicletta. Un’opera pensata per durare nel tempo, in un contesto di grande valore paesaggistico. La partecipazione al progetto conferma le competenze di Bonadies Scavi nell’esecuzione di tali opere e racconta il contributo concreto di un’impresa che opera per uno sviluppo infrastrutturale attento al territorio e alla mobilità sostenibile.

Sicurezza e organizzazione, la base di tutto

Per Bonadies Scavi, avere mezzi propri significa poter organizzare il lavoro in base a ciò che il cantiere chiede davvero. Con attrezzature adeguate e personale specializzato, le attività si coordinano con maggiore libertà, senza dipendere del tutto da fornitori esterni.

A sostegno di questa impostazione ci sono le certificazioni e le qualificazioni dall’azienda: la ISO 9001 per la gestione della qualità, la ISO 45001 per la salute e la sicurezza sul lavoro, l’iscrizione all’Albo pertinente e la presenza nella White List, l’elenco prefettizio degli operatori economici non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa nei settori in cui è previsto. Sono riconoscimenti che disegnano un quadro organizzativo verificabile, importante soprattutto quando si lavora con committenti pubblici e privati.

Il cammino di Bonadies Scavi si inserisce in una stagione importante per le costruzioni italiane. Per chi prepara i siti, li mette in sicurezza e realizza opere infrastrutturali, questo momento porta con sé opportunità e responsabilità. I progetti devono rispettare requisiti tecnici, ambientali e di sicurezza, e saper programmare e contenere gli imprevisti diventa decisivo per la riuscita di un cantiere.

È in questo spazio che si capisce il contributo di realtà come questa. Ciò che si fa prima di costruire, durante una demolizione o nel risanamento di un’area di rado compare nelle immagini finali di un’opera. Eppure, senza quel lavoro silenzioso, molte infrastrutture non nascerebbero, non funzionerebbero come dovrebbero, o non tornerebbero alla comunità in condizioni adeguate.

Dopo oltre quarant’anni, la sfida resta quella di trasformare l’esperienza in capacità di fare, tenendo insieme tecnologia, competenze e rispetto per il territorio. Perché il valore di un cantiere non sta soltanto in ciò che si costruisce, ma anche nella cura con cui si prepara il terreno su cui poggerà il futuro.

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