L’importanza del turismo “green”

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di Nicoletta Mesina –

“Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare.

Andy Warhol

22 aprile. Una data importante, da appuntare sul calendario. Perché? È il momento in cui si rende omaggio alla Terra, alla nostra casa. Da ben 50 anni gruppi ambientalisti di tutto il mondo scendono in piazza per manifestare in difesa dell’ambiente e delle risorse naturali, che come ben sappiamo, sono in via di esaurimento.

Una storia che viene da lontano

Anni Sessanta. Stati Uniti. Un periodo storico delicato, ma che di fatto rappresentò un vero “miracolo economico”, in cui la crescita del prodotto nazionale e industriale raggiunse i massimi storici.

Eppure, dietro questa facciata di innovazione e di sviluppo, ve n’era una nascosta, caratterizzata dall’utilizzo indiscriminato di insetticidi e pesticidi in agricoltura e dalla deforestazione.

La prima a denunciare gli effetti collaterali sull’uomo e sull’ambiente fu la donna e biologa americana Rachel Carson. E lo fece attraverso una serie di dati e ricerche riportati su “Primavera silenziosa”, libro pubblicato nel 1962, il quale sollevò un polverone tale da scatenare l’ira delle grosse industrie chimiche.

L’Earth Day

L’evento decisivo fu la fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oi, al largo di Santa Barbara, in California. Un disastro ambientale la cui portata spinse il senatore americano Gaylord Nelson a decretare, nel 1970, l’Earth Day, con lo scopo di coinvolgere e sensibilizzare l’opinione pubblica e il mondo politico sui temi legati all’ambiente.

Earth Day 2021 | Restore Our Earth | Giornata della Terra | HD - Lorenza  Vellucci - Lorenzagrafica - YouTube

Tutte le persone, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dal proprio reddito o provenienza geografica, hanno il diritto ad un ambiente sano, equilibrato e sostenibile.

Gaylord Nelson

E oggi più che mai, è fondamentale formare e informare tutti i cittadini sulle cause e conseguenze derivate dai cambiamenti climatici, perché la salvaguardia di questo mondo è un obbligo, è una responsabilità nei confronti della natura stessa e nelle generazioni future.

Ecoturismo e ospitalità diffusa

Guardando alle prospettive future è chiaro come il concetto di sostenibilità debba essere associato a un settore in particolare, quello del turismo. Nato, inizialmente, come un bene di lusso, di nicchia, nel corso dei decenni esso è diventato accessibile a tutti, grazie ai numerosi collegamenti e alle differenti fasce di prezzo.

L’Italia è la meta turistica per eccellenza. Secondo i dati Istat, “il 2019, infatti, aveva fatto registrare un ulteriore record dei flussi turistici negli esercizi ricettivi italiani, con 131,4 milioni di arrivi e 436,7 milioni di presenze e una crescita, rispettivamente, del 2,6% e dell’1,8% in confronto con l’anno precedente”.

Tuttavia, per quanti benefici abbia portato, soprattutto in termini di guadagno, il turismo ha generato non poche conseguenze: costruzione indiscriminata di strutture ricettive, deturpazione delle coste, sovraffollamento dei centri oltre il consentito, inquinamento.

Ecoturismo, turismo sostenibile, turismo responsabile, turismo ambientale. Tanti termini per esprimere un’unica verità: rispetto.

Rispetto per l’ambiente, per il paesaggio, la biodiversità, per le tradizioni locali. Una consapevolezza che deve nascere non solo nel turista, ma anche in chi offre i servizi.

Foto by Simon Ska Photography – https://www.simonskaphotography.com/

La Sardegna è un’altra cosa: più ampia, molto più consueta, nient’affatto irregolare, ma che svanisce in lontananza. Creste di colline come brughiera, irrilevanti, che si vanno perdendo, forse, verso un gruppetto di cime… Incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa.


David Herbert Lawrence

La Sardegna

La Sardegna è uno dei luoghi che è riuscito a trovare un punto d’incontro tra sostenibilità e turismo. Osservando la terra in cui sono nata e vivo il turismo non è la Costa Smeralda. Essa è mare, è terra. È montagna, è lago.

È profumo di ginepro, di macchia mediterranea. È la fine sabbia bianca, è il piccolo borgo incastonato tra le colline.

Ed è qui che sostenibilità, ricerca di tradizione, cultura e autenticità e piccoli centri si incontrano, creando un perfetto connubio: ospitalità diffusa.

Essa rappresenta la capacità di un territorio di far fronte all’accoglienza turistica attraverso modalità non convenzionali, di proporre un turismo più slow, di rendere partecipi anche i paesi e di promuovere strutture ricettive alternative.

L’ospitalità diffusa è suddivisa in diverse tipologie (pensiamo all’albergo diffuso), e ognuna di esse si basa su solidi principi: utilizzare costruzioni preesistenti e donare loro una seconda vita. Ciò permette di avere varie unità dislocate all’interno del borgo, in senso “orizzontale”, e di ridurre l’utilizzo di cemento nelle nuove edificazioni e salvaguardare così l’ambiente circostante, e al tempo stesso, usufruire dei servizi offerti da un albergo.

I turisti più responsabili, più sensibili al tema dei cambiamenti climatici, sono coloro che, di anno in anno, desiderano stare immersi non solo nella natura, ma prediligono luoghi di piccole dimensioni, ricchi di storia, dal fascino intramontabile.

“Bisos” a Paulilatino (provincia di Oristano) ne è un esempio.

Nicoletta Mesina - editorial-Coach - Sarda, impiegata nel settore ristorativo di giorno, collaboratrice freelance per alcune testate locali e scrittrice nel tempo libero.
Ama la scrittura in tutte le sue forme ed è per questo che la comunicazione assume per lei un ruolo decisivo.
Il suo motto? "Cucire un abito su misura per ciascuno e valorizzarlo al meglio".

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