C’è un tipo di coraggio che appartiene solo a certi artisti: quello di guardare il buio in volto e trovare, proprio lì in mezzo, qualcosa che faccia sorridere, con rara fiducia. Mariella Pizziconi ce l’ha, questo coraggio. Lo ha sempre avuto. E lo dimostra ancora una volta con Tutte giù per terra, la commedia tragicomica e surreale che ha scritto e diretto, e che debutta in prima assoluta al Cantiere Teatrale di Roma venerdì 13 marzo, per restare in scena sabato 14 e domenica 15.
La regia di Mariella Pizziconi
Pizziconi è una di quelle figure del teatro romano che riesce a costruire storie con appassionata lucidità, convinta che il palcoscenico sia l’unico posto in cui certe verità possano davvero raccontarsi. Come regista, come autrice, come donna che conosce il peso delle parole e, in questo lavoro forse più che in altri, si sente tutta la sua maturità artistica e tutta la sua inquietudine.

Tutte giù per terra: la storia
Lo scenario è distopico ma dannatamente riconoscibile: siamo nel 2030, l’Italia è in guerra, Napoli è stata distrutta da un terremoto catastrofico, il Vesuvio minaccia mezza Europa.
Un gruppo di donne si ritrova intrappolato in un pronto soccorso sgangherato, ad aspettare una fine che sembra certa. I loro uomini sono al fronte. Il mondo fuori non esiste più.
All’interno, tra insulti, silenzi e una follia tutta umana e dannatamente coinvolgente, qualcosa di inatteso accade: ci si aggrappa l’una all’altra. Non per salvarsi, ma per non morire sole.
«Lo spettatore sarà catapultato in un’atmosfera folle, di guerra e povertà, che lo farà anche – e inaspettatamente – ridere»
Mariella Pizziconi
«Ho consegnato il racconto nelle mani di attrici romane e napoletane: nessuno più di un romano e di un napoletano sa sorridere della morte, nessuno più di loro sa odiarsi e amarsi contemporaneamente, e nessuno più di loro sa farci ridere e piangere, soprattutto su un palcoscenico» ci racconta la regista romana.
È una scelta registica precisa, questa, non solo una questione di casting. Perché affidare una storia sull’apocalisse alle voci di Roma e Napoli significa sceglierne il sottofondo emotivo più autentico: quello che conosce il tragico ma non ci si perde dentro, che trova nell’ironia una forma di resistenza, non di evasione.
Le due città, nei secoli, hanno imparato a convivere con la fine del mondo, e a rialzarsi, ogni volta, con una battuta di spirito.
Le attrici sul palco
Sul palco un ensemble femminile di notevole spessore: Imma Priore è la caposala indurita dalla vita, Stefania Ranieri la dottoressa, Stefania Della Rocca la zingara, Noa Persiani la spagnola.
Rita Gianini porta in scena una paziente insofferente e razzista che strappa più d’una risata; Carmen La Rocca è la sorella premurosa di un’attrice malata di Alzheimer – interpretata da Simona Ciammaruconi – che insegue il sogno dell’Oscar persino sull’orlo dell’apocalisse.
Federica Gugliandolo è la giovane infermiera che grida, con tutta la voce che ha, di non voler morire. In sottofondo, la voce maschile alla radio è quella di Andrea Scaramuzza.
L’allestimento
L’allestimento scenico è volutamente povero e caotico – uno specchio fedele di un’umanità alla deriva – mentre la regia parte da ritmi serrati per dilatarsi lentamente verso una rassegnazione che non è resa, ma qualcosa di più sottile: accettazione, forse. O semplicemente amore, nell’unica forma in cui riesce ancora a manifestarsi, perché è questo, alla fine, il cuore pulsante dello spettacolo.
Perché vedere “Tutte giù per terra”
«Farà riflettere sull’amore e sull’amicizia tra donne sole e disperate», dice Pizziconi, «che dopo essersi sfidate e insultate, si aggrappano l’una all’altra: non per continuare a camminare insieme, ma per morire insieme. Io penso e immagino che, prima della fine, ci si abbracci.»
Dietro ogni scena, dietro ogni battuta, c’è un messaggio che Pizziconi non grida ma sussurra: Amiamoci, perché domani potrebbero dividerci. Amiamoci, perché domani una guerra potrebbe distruggere tutto quello che abbiamo costruito con tanta fatica.
In tempi in cui stanno accadendo cose che mai avremmo immaginato, e in cui ci sentiamo sempre più impotenti, forse il teatro è l’unico luogo in cui possiamo ancora allenarci a farlo: ad amarci, a prepararci al peggio senza disperazione.
Tutte giù per terra non consola. Non promette lieti fini. Ma regala qualcosa di più raro: la sensazione di non essere soli, nemmeno nell’abisso. Ed è esattamente di questo che il teatro, a volte, sa raccontare con rara magia.
- TUTTE GIU’ PER TERRA (L’APOCALISSE)
- Cantiere Teatrale – Circonvallazione Gianicolense, 307 · Roma
- Venerdì 13 e sabato 14 marzo ore 21 | Domenica 15 marzo ore 18
- Prenotazioni: 340.8438390 | cantiereteatrale.it










