COPERTINA INSIDEMAGAZINE speciale Dubai con Daniele Pescara

Dubai dopo il primo marzo: “il modello tiene”, dice Daniele Pescara

Marzo 4, 2026
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Mentre Dubai gestiva 689 droni e 174 missili balistici nella notte del 1 marzo, in Italia migliaia di imprenditori e professionisti che stavano valutando un trasferimento o un investimento negli Emirati hanno aperto Google e cercato le stesse tre parole: Dubai è sicura. La risposta che cercavano non era nei comunicati ufficiali. Era nelle decisioni che chi già opera a Dubai stava prendendo in tempo reale. Inside Magazine ha contattato Daniele Pescara, fondatore della Daniele Pescara Consultancy e presidente di FenImprese Dubai, uno dei pochi consulenti italiani ad aver gestito la crisi dall’interno: in tre giorni è passato da LA7 a TG5 e Sky TG24 come punto di riferimento per gli italiani nella regione, mentre il suo studio con oltre 40 professionisti tra avvocati d’affari, commercialisti e fiscalisti internazionali era operativo dalle sei di mattina.



Alle sei di mattina il 1 marzo era già operativo. Famiglie che chiedevano se i figli erano al sicuro nelle scuole internazionali. Imprenditori che chiedevano cosa succedeva ai loro conti, alle loro società, ai contratti in scadenza. Dipendenti italiani che lavorano lontano dall’Italia che in quelle ore avevano bisogno di qualcuno che sapesse dove stavano le risposte.

L’Iran non aveva ancora finito il suo tentativo di infilare le difese emiratine, che Daniele Pescara aveva già attivato un servizio di supporto diretto per tutta la comunità italiana negli Emirati: imprese, imprenditori e le loro famiglie. Sette giorni su sette, dalle sei di mattina. Un presidio reale per chi ha bisogno di orientamento in un momento in cui le notizie cambiano ogni ora. Perché ne parliamo? Perché questo è un esempio di resilienza operativa che porta un riferimento importante sul tavolo di chi oggi si pone legittime domande sulla tenuta strutturale di quello che fino a poche ore fa sembrava essere il territorio più sicuro dove investire a livello mondiale. Ci siamo rivolti quindi direttamente a Daniele Pescara, il consulente che in queste ore è stato ospite di vari telegiornali e programmi TV italiani, da TG5 a SkyTG24, fino a La7, per dare contezza di ciò che sta avvendendo a Dubai oggi.

«In questi giorni ho risposto al telefono a imprenditori che avevano paura per i loro dipendenti, a genitori che volevano sapere se le scuole internazionali erano sicure, a professionisti che lavorano qui da anni e che non avevano nessuno a cui chiedere cosa stava succedendo davvero. Siamo andati in ufficio sabato, quando è iniziato tutto, perché i cellulari hanno cominciato a squillare e la prima cosa che hanno fatto le imprese è stata contattarci. Abbiamo attivato una linea di supporto dedicata, operativa sette giorni su sette. Anche solo venire qui, bere un caffè, sapere che ci siamo. Siamo qui per le imprese, siamo qui per le persone. Perché questo lavoro lo fai con le persone», ci dice subito Pescara. Tra sabato e domenica Pescara ha, di fatto, incontrato di persona circa 60 famiglie. FenImprese Dubai gestisce oltre 200 family officer: i gruppi WhatsApp con le famiglie residenti hanno cominciato a squillare alle prime esplosioni, e lo studio era già in ufficio.

Chi ha costruito bene non ha avuto nulla da temere

La domanda che ogni imprenditore italiano con una Free Zone company o una struttura societaria negli Emirati si è fatto in quei giorni è diretta: la mia posizione fiscale e societaria è ancora valida? Pescara ha risposto a quella domanda decine di volte in 96 ore, e la risposta è sempre stata la stessa.

«Zero tassazione personale, corporate tax al 9% sopra i 375.000 dirham di utile, nessuna imposta su successioni o plusvalenze, convenzioni contro la doppia imposizione con l’Italia: nulla di tutto questo è cambiato. La struttura normativa degli UAE è costruita per resistere a turbolenze esterne. Non è legata alle contingenze politiche come accade in molti sistemi europei. Chi ha costruito bene la propria posizione a Dubai, con sostanza economica reale dietro la struttura, oggi ha zero motivi per rivedere le proprie scelte.»

La parola chiave è sostanza. In quei quattro giorni Pescara ha ricevuto anche chiamate diverse, da imprenditori che avevano aperto società negli Emirati seguendo consulenze approssimative, spesso acquistate online a prezzi stracciati, senza un piano di attività effettiva dietro la struttura. Niente personale, niente contratti con clienti reali, niente presenza operativa verificabile. «Una Free Zone company senza sostanza economica è una struttura che l’Agenzia delle Entrate italiana contesta anche in condizioni normali. In un momento di pressione mediatica sulla comunità italiana all’estero, il rischio di verifica fiscale aumenta. Chi non ha sostanza deve costruirla adesso.»

Il mercato immobiliare di Dubai, che nel quarto trimestre 2025 aveva registrato oltre 43.000 transazioni, il volume più alto degli ultimi dieci anni, non ha subito interruzioni operative durante la crisi. Ma Pescara chiarisce subito il confine della propria competenza: «Il mattone lo lascio agli agenti immobiliari. Il mio lavoro è far sì che chi compra casa a Dubai o ci porta la propria azienda abbia una struttura fiscale e societaria che regge nel tempo, qualunque cosa succeda intorno.»

Il modello Dubai cambia dopo questa settimana?

Gli Emirati hanno costruito la loro prosperità su una postura precisa: restare appetibili per tutti, non diventare il campo di battaglia di nessuno. Hanno firmato gli Accordi di Abramo con Israele nel 2020 mantenendo relazioni con l’Iran. Hanno accolto capitali russi dopo il 2022 senza chiudere i canali con Washington. Pescara la descriveva a LA7, pochi giorni prima della crisi, come uno dei punti di forza strutturali degli Emirati. Poi il 1 marzo quella postura ha mostrato i suoi limiti geografici, e il 2 marzo gli UAE hanno chiuso l’ambasciata a Teheran e ritirato il corpo diplomatico. Una rottura senza precedenti nella storia delle relazioni emiratino-iraniane.

«Questa è una variabile nuova che chi investe a lungo termine deve inserire nella propria analisi di rischio», dice Pescara. «Gli UAE non sono più in quella posizione di mezzo che li rendeva interlocutori universali. Sono schierati, almeno diplomaticamente. Il modello economico non crolla per questo, ma cambia qualcosa nel profilo di rischio geopolitico del Paese.»

Sul piano operativo, la crisi ha reso visibile una fragilità concreta per chi opera nell’import-export attraverso Jebel Ali. MSC, Maersk e Hapag-Lloyd hanno sospeso i transiti nello Stretto di Hormuz durante i giorni più acuti. Le polizze war risk sulle operazioni commerciali hanno già iniziato a salire. «Chi ha magazzini nell’area industriale o movimenta merci attraverso il porto deve mettere in conto costi assicurativi più alti nei prossimi trimestri. Va pianificato nel business plan, non ignorato.»

La risposta alla domanda strategica, però, rimane la stessa che Pescara dà da dieci anni, con un peso diverso adesso che la crisi l’ha testata. Ogni anno oltre 100.000 italiani lasciano l’Italia. Cercano mercati dove le competenze vengono riconosciute e retribuite, dove le regole sono stabili e prevedibili, dove costruire un’impresa non richiede di combattere ogni giorno contro una burocrazia che cambia le regole a metà partita. «Il sistema fiscale emiratino non è cambiato di una virgola tra il 28 febbraio e il 4 marzo. Le Free Zone hanno continuato a operare. Le banche locali non hanno bloccato movimenti di capitali. Per chi ha costruito bene, questa settimana è stata scomoda. Non è stata una ragione per andarsene.»

I 20.000 residenti italiani stabili a Dubai non hanno prenotato biglietti di ritorno. Qualcuno ha aspettato prima di firmare nuovi contratti. L’orientamento non si è mosso, perché spostarsi richiederebbe trovare in Italia quello che non c’era quando sono partiti.

Il messaggio diretto di Pescara alle famiglie, ai dipendenti e agli imprenditori italiani a Dubai durante i giorni della crisi è su QuiDubai, il magazine di riferimento per gli italiani negli Emirati.

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Daniele Pescara è fondatore di Daniele Pescara Consultancy, con sedi a Dubai e Milano, e presidente di FenImprese Dubai. Opera nella consulenza fiscale e societaria per l’internazionalizzazione di imprese italiane negli Emirati Arabi Uniti da oltre dieci anni. Numero verde Italia: 800 180 690. Sede Dubai: Supreme Court Complex, Bay Square.

Paul K. Fasciano

Paul Fasciano, Direttore di InsideMagazine e del Gruppo Editoriale Inside, è un mental coach prestato al mondo della comunicazione digitale. Con un background accademico in sociologia e una formazione in PNL, mindfulness e neuroscienze, ha dedicato oltre tre decenni allo studio delle dinamiche sociali odierne. E' autore di varie pubblicazioni incentrate sulla crescita personale nel complesso contesto contemporaneo. La sua missione è fornire ai professionisti le informazioni più aggiornate e rilevanti, migliorando la loro comunicazione e potenziando il loro mindset con strategie efficaci e mirate.

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