C’è una scena che racconta meglio di ogni definizione cosa fa CityOpenSource. Un gruppo di anziani del centro storico di Salerno, smartphone alla mano, che segnalano su una mappa digitale il cortile abbandonato dove giocavano da bambini, oggi invaso da rovi e biciclette rotte. Non è un dato che arriva da un sensore o da un algoritmo. È un ricordo che diventa informazione pubblica, un pezzo di città che torna visibile perché qualcuno ha deciso di raccontarlo.
È da qui, da questa idea che la tecnologia debba mettersi al servizio della memoria delle persone e non il contrario, che nasce a Napoli nel 2020 CityOpenSource: startup innovativa guidata da una squadra interamente femminile, cresciuta lavorando fianco a fianco con musei, comuni, università e centri di ricerca in tutto il Mezzogiorno.
Un’idea di smart city che parte dal basso
Il termine “smart city” evoca spesso sensori, piattaforme di controllo, cruscotti digitali pensati da remoto per governare i flussi urbani. CityOpenSource, invece, ribalta questa prospettiva. Costruisce mappe collaborative e progetti di storytelling digitale in cui sono i cittadini stessi a localizzare fotografie, video, audio e testimonianze, mentre realtà aumentata, intelligenza artificiale e analisi geospaziali restano strumenti al servizio del racconto, non protagonisti dello spettacolo tecnologico.
Il risultato è un modello in cui i dati diventano patrimonio collettivo e le comunità si trasformano in produttrici di conoscenza, non semplici destinatarie di servizi digitali calati dall’alto. Partecipazione, open data e beni comuni digitali non sono parole d’ordine, ma i tre pilastri su cui l’azienda ha costruito ogni singolo progetto.
Quaranta luoghi, una città da riscrivere: il caso extraMANN
Tra i progetti più ambiziosi c’è extraMANN, sviluppato insieme al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Non un’app turistica nel senso tradizionale del termine, ma un vero ecosistema partecipativo che attraversa oltre quaranta luoghi della rete culturale del museo, invitando cittadini e visitatori a contribuire con contenuti originali e a disegnare nuovi itinerari urbani, alternativi rispetto ai percorsi già scritti nelle guide.
A Salerno la stessa logica ha preso il nome di riuSA, una piattaforma che permette di mappare spazi pubblici abbandonati e attività ancora vive sul territorio, restituendo al Comune una fotografia della città che nessun censimento amministrativo potrebbe cogliere con la stessa precisione. A Napoli, il progetto APPezzott lavora sugli stessi vuoti urbani con interventi leggeri e partecipati, trasformando piccoli spazi dimenticati in luoghi di nuovo utilizzo collettivo.
Dalla Via Appia alla realtà aumentata, quando il patrimonio si monitora insieme
La ricerca tecnologica di CityOpenSource non si ferma alla mappatura partecipata. Con CROMO, intelligenza artificiale e realtà aumentata si combinano per il monitoraggio condiviso dei beni culturali lungo la Via Appia, coinvolgendo chi quei luoghi li attraversa ogni giorno nella segnalazione di degrado, cambiamenti, criticità. Con mappAR, invece, l’urban game diventa strumento culturale attraverso opere digitali tridimensionali che vengono collocate nello spazio urbano, ridisegnando il rapporto tra chi cammina in una città e il patrimonio che normalmente resta invisibile ai suoi occhi.
Sul fronte istituzionale, la collaborazione con il Ministero della Cultura ha portato allo sviluppo di Luoghi del Contemporaneo e Duepercento, due piattaforme dedicate rispettivamente alla mappatura dell’arte contemporanea e delle opere realizzate negli edifici pubblici italiani, sviluppate nel rispetto delle linee guida sugli open data della pubblica amministrazione.
Uno dei progetti più radicati nel territorio è ColLABORare, finanziato nell’ambito del PNRR e del programma CHANGES. La piattaforma di mappatura partecipativa nata da questo progetto racconta i paesaggi del lavoro in Puglia e Basilicata: le saline, la pesca, l’argilla, il tufo. Mestieri e materiali che rischiano di scomparire dalla memoria collettiva se nessuno li mette in dialogo con la competenza scientifica di università e centri di ricerca. È qui che il metodo di CityOpenSource mostra il suo valore aggiunto: non sostituisce la conoscenza esperta con quella diffusa, le fa parlare tra loro.
Con Slow Lands Map, l’azienda porta lo stesso approccio nel turismo sostenibile, incrociando dati satellitari e segnalazioni raccolte direttamente dai cittadini per costruire percorsi di viaggio lento e monitorare, passo dopo passo, la qualità ambientale dei territori attraversati. Una proposta che mette al centro l’esperienza di chi cammina, non solo la performance del dato.
Il Sud che si racconta da sé
Guardando avanti, CityOpenSource continua a investire sulla rigenerazione urbana e sulla valorizzazione del patrimonio del Mezzogiorno, sviluppando progetti che mettono al centro la partecipazione delle comunità e l’innovazione digitale come strumenti di conoscenza e tutela. Dai percorsi dedicati alle architetture progettate da donne in Campania alla costruzione partecipata di strategie urbane con il progetto “Nessuna Periferia” per il Comune di Bari, fino al programma HERITAS, pensato per applicare tecnologie innovative alla valorizzazione dei beni culturali, ogni iniziativa nasce con l’obiettivo di rendere il patrimonio più accessibile, condiviso e vivo.
In questa direzione si inserisce anche “MappArch”, promosso dalla Regione Campania, una piattaforma collaborativa dedicata alla mappatura e alla valorizzazione delle architetture moderne e contemporanee, che mette in rete dati istituzionali, contributi del mondo accademico e segnalazioni dei cittadini per costruire una conoscenza condivisa del patrimonio architettonico regionale. Allo stesso modo, “Archeo 900”, sviluppato con l’Università di Foggia, restituisce voce alla memoria collettiva della città attraverso la narrazione partecipata e la mappatura dei luoghi legati al periodo compreso tra il Fascismo e la Seconda Guerra Mondiale, trasformando la memoria storica in uno strumento di consapevolezza civica.
La stessa logica partecipativa anima “Orti di Puglia”, iniziativa della Regione Puglia che coinvolge cittadini, associazioni e amministrazioni nella costruzione di modelli innovativi per la gestione degli orti urbani, creando una mappa condivisa delle aree disponibili, delle esperienze e delle opportunità presenti sul territorio. E ancora “Pietre Miliari”, promosso dal Comune di Noci, che punta a costruire una vera comunità di patrimonio attraverso la mappatura dei beni culturali materiali e immateriali della città e la definizione di nuove strategie di welfare culturale urbano.
Progetti diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa visione di voler usare il digitale non per sovrapporre un nuovo racconto ai territori, bensì per far emergere quello che già custodiscono, valorizzando il patrimonio attraverso il coinvolgimento diretto delle persone. Perché, come dimostra ogni progetto firmato da questa squadra tutta al femminile, ogni territorio possiede già le proprie storie. Serve soltanto qualcuno capace di costruire gli strumenti giusti per renderle visibili, condividerle e accompagnarle nel futuro.










