Questa sera a Morlupo “Vibrazioni dell’anima” prende forma come un’esperienza artistica che attraversa musica, danza e parola, confermando come alcuni progetti non nascano per occupare una sera di spettacolo, ma per aprire uno spazio di ascolto più profondo. Al centro di questa visione c’è Paolo Rasile, musicista e ideatore di un percorso che da anni esplora il dialogo tra suono e corpo, oggi in scena presso La Mandragola con la sua harp guitar (chitarra arpa), due danzatrici e una drammaturgia fatta anche di testi e letture.
Vibrazioni dell’anima si presenta come il risultato di una ricerca coerente che Rasile porta avanti da tempo: capire in che modo la musica possa diventare struttura narrativa per il movimento e, allo stesso tempo, come il corpo danzante possa restituire al suono una dimensione visiva, quasi tattile.
La scelta della harp-guitar, strumento raro e complesso, non è casuale. Le sue possibilità timbriche, la stratificazione di corde e risonanze, permettono a Rasile di costruire paesaggi sonori che suggeriscono uno spazio aperto nel quale si inserisce la danza, chiamata non a “seguire” la musica, bensì a dialogare con essa.
Due linguaggi del corpo, una stessa tensione emotiva
Sul palco, accanto a Rasile, due interpreti che incarnano linguaggi differenti ma complementari. Arianna Pacillo, danzatrice acrobatica, lavora sul limite fisico, sulla sospensione, sul rischio controllato. Il suo movimento ha una dimensione quasi architettonica: il corpo diventa struttura, tensione, linea che si spezza e si ricompone.
Diana Costantino, con la sua danza contemporanea, esplora invece la continuità, il flusso, la trasformazione interna del gesto. Dove Pacillo incide lo spazio, Costantino lo attraversa. Insieme costruiscono una drammaturgia del corpo che procede per risonanza, seguendo quella stessa logica di vibrazione evocata dal titolo dello spettacolo.
La parola come terzo livello della scena
Ad arricchire ulteriormente la serata, le letture di testi inserite nella struttura dello spettacolo: frammenti pensati per dialogare con ciò che accade in scena. La parola diventa un terzo livello percettivo che non deve spiegare la scena, ma amplificarne il messaggio.
In questo senso, Vibrazioni dell’anima si muove in una zona rara del panorama performativo contemporaneo, dove le discipline non vengono accostate per somma, ma intrecciate fino a perdere i confini netti. Musica, danza e parola si osservano a vicenda, si modificano, si rispondono.


Una collaborazione che nasce lontano
Quello che va in scena a Morlupo ha un lungo retaggio. La relazione tra Paolo Rasile e la danza è il frutto di una lunga e proficua collaborazione, sviluppata nel tempo attraverso eventi, sperimentazioni e produzioni teatrali di grande impatto.
In passato, il dialogo tra musica e movimento ha trovato espressione anche attraverso la voce di Dionisia Cudalb e la danza intuitiva, in contesti che hanno registrato una forte partecipazione di pubblico. Ma è con lo spettacolo Oltre i Confini che questo percorso ha raggiunto una maturità riconosciuta anche in ambito teatrale.
“Oltre i confini”: un punto di svolta
Oltre i Confini, andato in scena a Roma al TeatroBasilica e al Teatro Hamlet, ha rappresentato un momento chiave nella ricerca di Rasile. La regia e orchestrazione scenica di Angela Ricci hanno permesso al progetto di trovare una forma solida, capace di parlare al pubblico con linguaggi diversi e perfettamente complementari, dotati di rara potenza scenica.
In quel contesto, la presenza di Arianna Pacillo si è rivelata determinante, contribuendo a un successo di pubblico che ha confermato la forza di questo tipo di proposta artistica: una proposta capace di accompagnare lo spettatore in un’esperienza sensoriale e riflessiva insieme.
La harp guitar come spazio narrativo
Uno degli elementi più interessanti del lavoro di Rasile resta il modo in cui la harp guitar viene utilizzata. Non come strumento solista nel senso tradizionale, ma come vera e propria piattaforma narrativa. Gli arrangiamenti si muovono tra melodia e ambiente scenico, creando un tessuto che accoglie il gesto danzato senza sovrastarlo.
È una scelta che richiede misura e ascolto, qualità sempre più rare in un panorama musicale spesso orientato all’eccesso. E l’interazione con la danza risponde a questa stessa attitudine.
Una direzione di successo nel panorama contemporaneo
Nel panorama artistico contemporaneo, spesso frammentato e incerto tra sperimentazione e ripetizione, il lavoro di Paolo Rasile appare come una bellissima novità. Vibrazioni dell’anima conferma che l’intuizione di unire musica e danza non è stata un episodio isolato, ma una linea di lavoro solida, capace di rinnovarsi senza tradire se stessa. Un progetto che continua a interrogare il rapporto tra suono, corpo e parola, ricordando che l’arte, quando funziona davvero, rende non solo più bello il concreto quotidiano, ma lo illumina di un nuovo viaggio.










