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Il potere nascosto dell’acqua: intervista al Dott. Emanuele De Nobili

Gennaio 22, 2026
8 mins read

Qual è la formula che riassume la nostra stessa struttura biologica? Lo scopriremo indagando il potere segreto dell’acqua, partendo proprio da questo dato: in media, il corpo di un adulto è composto per circa il 60–65% da acqua, con percentuali che salgono oltre il 70% nei neonati e si riducono progressivamente con l’età. l cervello e il cuore contengono circa il 73% di acqua, i polmoni arrivano a circa l’83%, muscoli e reni sfiorano l’80%. Parlare di acqua significa dunque parlare di metabolismo, performance cognitive, invecchiamento e prevenzione. È il punto di partenza di un viaggio che abbiamo scelto di raccontare in tre puntate dedicate alla relazione tra acqua e salute, una serie firmata I’M che nasce dall’incontro con il dottor Emanuele De Nobili, uno dei massimi esperti europei di idrologia medica, medicina anti-aging e termalismo.

Questa prima parte apre il percorso: un’intervista che entra nel cuore della fisiologia dell’acqua e nel ruolo che gioca ogni giorno nel mantenere, o compromettere, il nostro equilibrio biologico. Le prossime due puntate porteranno il lettore dentro temi ancora più specifici.


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Il Medico specializzato sull’acqua: chi è il Dott. De Nobili

Nato a Udine nel 1969, Emanuele De Nobili si laurea in Medicina e Chirurgia e si specializza inizialmente in Otorinolaringoiatria, per poi orientare progressivamente la sua pratica clinica verso il mondo dell’acqua e della prevenzione. Completa la specializzazione in Idrologia Medica, disciplina che studia l’uso terapeutico delle acque minerali e termali; si perfeziona in PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI) e ottiene una certificazione in Medicina Anti-Aging e Rigenerativa, portando così l’acqua dentro una cornice più ampia di longevità e medicina integrata.

Dal 2012 è direttore sanitario del Longevity Medical Centre di Villa Eden, a Merano, struttura che negli ultimi anni è stata più volte premiata tra le migliori Medical Spa a livello europeo e candidata ai vertici mondiali del benessere medico. In parallelo, De Nobili ha diretto e coordinato diversi centri termali in Italia, ha partecipato a oltre 200 congressi come relatore o moderatore e ha firmato numerose pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali. Il suo lavoro unisce idrologia, nutrizione, fisiologia dell’invecchiamento e pratica clinica quotidiana, con un approccio che punta a trasformare l’acqua da elemento scontato a primo alleato di salute.

Proprio da questa esperienza nasce il percorso divulgativo “Il potere nascosto dell’acqua”, una serie di incontri pensati per accompagnare il pubblico dentro i temi che spesso si sentono citare, ma raramente vengono spiegati con rigore: pH e equilibrio acido-base, stress ossidativo e radicali liberi, idrogeno molecolare, differenze tra acque termali e potabili, rischi legati all’inquinamento e alle microplastiche, oggi al centro di studi che le collegano anche alla salute cardiovascolare.

L’idea di fondo è semplice e, al tempo stesso, radicale: se l’acqua costituisce oltre la metà del nostro peso corporeo e la gran parte delle molecole che ci compongono, allora la qualità dell’acqua che introduciamo ogni giorno può incidere in modo concreto sulla nostra capacità di concentrarci, sulla resistenza allo sforzo, sulla funzionalità degli organi e persino sulla vulnerabilità ai processi infiammatori cronici. Non si tratta di promesse miracolistiche, ma di fisiologia: una corretta idratazione è associata a migliori parametri metabolici e a un minor rischio di condizioni legate alla disidratazione cronica, soprattutto nella popolazione anziana.


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SEGUE LA SECONDA PARTE


Nel corso di questa intervista, De Nobili parte da un dato che spesso viene sottovalutato: con l’avanzare dell’età, la percentuale d’acqua nel corpo tende a diminuire, sia perché cresce la quota di massa grassa, sia perché si riduce lo stimolo della sete. Il risultato è che molte persone over 60 vivono in una condizione di disidratazione lieve ma costante, con ricadute su lucidità mentale, efficienza muscolare, pressione arteriosa, funzionalità renale. A questo si aggiunge una perdita d’acqua “silenziosa” attraverso la pelle e la respirazione, che può superare alcune centinaia di millilitri nel corso della notte. In assenza di una strategia consapevole di idratazione, il bilancio idrico si sposta progressivamente in negativo.

Da qui l’insistenza del medico su gesti apparentemente banali, come bere uno o due bicchieri di acqua tiepida al risveglio, che diventano, alla luce dei dati, veri micro-interventi di prevenzione quotidiana. Per De Nobili l’acqua è l’infrastruttura invisibile su cui poggiano respirazione, circolazione, digestione e processi cognitivi. L’acqua che scegliamo di bere, la modalità con cui la assumiamo, perfino il momento della giornata in cui lo facciamo, entrano così in una strategia di longevity tanto quanto l’attività fisica o la qualità del sonno.

È da questo intreccio fra fisiologia di base, pratica clinica e cultura termale che prende avvio la nostra conversazione con il dottor Emanuele De Nobili, per capire perché l’acqua non è tutta uguale e come può diventare, nelle sue parole, una vera “nutraceutica” al servizio della salute.


Vuoi capire come migliorare l’acqua che usi ogni giorno?Fai una domanda al dottor De Nobili


L’acqua come codice sorgente del corpo umano

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Il modo di raccontare l’acqua di Emanuele De Nobili è simile alla decifrazione di un linguaggio primario, una sorta di codice sorgente su cui la fisiologia umana ha costruito ogni sistema: dalla memoria al movimento, dalla temperatura corporea alla produzione di energia.

La conversazione inizia con un’affermazione che spiazza per semplicità e precisione: «Non siamo fatti d’acqua. Siamo acqua che prende forma.» Il senso non è tanto metaforico, quanto biochimico.

Dottore, partiamo da qui: se l’acqua è così dominante nel nostro organismo, cosa cambia quando la qualità dell’acqua varia?

«Cambia tutto. Cambia la qualità dell’idratazione cellulare, il modo in cui i tessuti scambiano nutrienti, la velocità con cui recuperiamo dopo uno sforzo, la risposta infiammatoria.

Quando si parla di acqua, purtroppo, si resta spesso alla superficie: bere di più, bere durante lo sport, bere in estate. Ma l’acqua non è solo un quantitativo: è un segnale. Un’acqua ricca di idrogeno molecolare, ad esempio, invia al corpo un messaggio completamente diverso rispetto a un’acqua statica, imbottigliata da mesi.»


Il concetto di “acqua come segnale biologico” introduce una prospettiva che non appartiene al lessico del grande pubblico. De Nobili la usa con naturalezza: nella sua visione clinica, l’acqua non trasporta solo minerali, ma informazioni fisiologiche. Alcune acque sostengono la matrice extracellulare, altre modulano lo stress ossidativo, altre ancora influenzano la disponibilità di ossigeno nei tessuti.

Una tesi che ritrova eco in numerosi studi sulla longevità, dove l’ambiente liquido dell’organismo è considerato uno dei principali indicatori di vitalità cellulare.


Ha citato spesso la matrice extracellulare. Perché è così importante?

«Perché è il “terreno” in cui vivono le nostre cellule. Se il terreno è acido, disidratato o saturo di scorie metaboliche, la cellula soffre. E quando la cellula soffre, tutto il corpo soffre. L’acqua giusta aiuta a mantenere questo terreno pulito, più ossigenato, più fluido. È qui che entra in gioco il pH dell’acqua e la sua capacità di contrastare l’acidificazione dei tessuti. Acidosi peritissutale, ipossia, disfunzione della matrice. Sono concetti che raramente entrano nelle conversazioni quotidiane sul benessere, ma sono centrali nei modelli più avanzati di medicina preventiva: l’acqua è un ponte tra sistema nervoso, endocrino e immunitario.

Parliamo allora di pH. Perché oggi se ne parla tanto e perché conta?

«Il sangue ha un pH rigidissimo (variazioni minime possono essere pericolose) ma l’acqua extracellulare, che circonda le nostre cellule, può diventare più acida per abitudini alimentari scorrette, stress, sedentarietà. L’acqua alcalina non “cura” da sola, ma contribuisce a ridurre il carico acido quotidiano. E questo, nel lungo periodo, fa la differenza.»

«Gli studi più recenti hanno trovato microplastiche perfino nelle placche ateromasiche delle arterie. Questo significa che le particelle attraversano barriere biologiche importanti.»

Non bisogna allarmarsi, ma è un dato. E ci dice che l’acqua in plastica, soprattutto se conservata in modo scorretto, è una delle fonti più rilevanti di esposizione.»

La questione delle microplastiche è oggi oggetto di indagine da parte di diversi istituti di ricerca e sta emergendo come uno dei potenziali “nuovi inquinanti interni”, insieme ai PFAS e ai composti perfluoroalchilici.


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Torniamo a un terreno più quotidiano: bere la sera, sì o no?

«Dipende. In generale sì, perché si dorme molte ore senza introdurre acqua. Ma dopo una certa età aumenta la probabilità di alzarsi durante la notte.
Il compromesso? Bere bene a cena e un ultimo piccolo sorso più tardi. Il grosso dell’idratazione deve avvenire di giorno.»

E al mattino?

«È il momento più importante. Non caffè, quello semmai dopo, ma acqua tiepida. Reidrata la mucosa gastrica, riattiva la motilità, prepara il corpo alla colazione. Deve diventare una vera e propria ritualità mattutina. Sembra un gesto banale, ma la sua potenza preventiva, spiegata in chiave biochimica, emerge con grande chiarezza.

Molti sportivi ci chiedono se l’acqua ionizzata sia davvero superiore.

«Per le sue caratteristiche, sì:

  • idrogeno molecolare per contrastare lo stress ossidativo,
  • ORP negativo per il recupero,
  • cluster più piccoli per un assorbimento rapido. Non sostituisce l’allenamento né l’alimentazione, ma ottimizza la fisiologia del muscolo.

Il mondo sportivo, dagli atleti endurance ai praticanti di palestra, sta osservando con crescente interesse le acque funzionali. L’idea che l’idratazione sia parte della performance non è più percepita come un vezzo, ma come una componente del carico fisiologico.»

Parliamo di pelle: perché alcune persone hanno la pelle disidratata anche se bevono molta acqua?

«Perché l’idratazione cutanea dipende anche dal film idrolipidico. Se detergenti aggressivi o cosmetici non idonei danneggiano questa barriera, la pelle perde acqua più velocemente di quanto riusciamo a reintegrarla. Bere è fondamentale, ma non basta: serve proteggere la pelle dall’esterno, altrimenti l’idratazione “scivola via”. Il corpo è un sistema complesso. L’acqua agisce “dal dentro”, la barriera cutanea “dal fuori”. È l’incontro tra queste due direzioni che determina la qualità della pelle.»

In quest’epoca dominata da performance, stress cronico e ritmi accelerati, quale pensa sia il ruolo evolutivo dell’acqua nella vita moderna?

«Credo che l’acqua sia diventata il primo terreno di compensazione. Viviamo in un contesto che ci consuma rapidamente: poco sonno, alimentazione acida, tensione costante. L’acqua è la nostra prima protezione. Un mezzo apparentemente semplice che sostiene funzioni enormi: stabilità cognitiva, efficienza muscolare, elasticità dei tessuti, smaltimento delle tossine. È un “ammortizzatore biologico”, se vogliamo usare un’immagine moderna.»


In un certo senso, De Nobili riporta l’acqua dentro una dimensione filosofica, oltre che medica: non un integratore, non un rituale wellness, ma il fondamento liquido su cui costruire resilienza, lucidità e continuità fisiologica.


Se dovesse dare una sola indicazione a un lettore che vuole migliorare la propria salute attraverso l’acqua, quale sarebbe?

«Iniziare la giornata con acqua tiepida e farne un rituale quotidiano.
Non bere “quando capita”, ma creare un’architettura con routine che seguano i propri ritmi. Ad esempio, avere a portata di mano la propria borraccia di acqua sulla scrivania in ufficio. Abilitare un reminder regolare sul proprio telefono. La salute ha bisogno di continuità, e l’acqua è la forma più semplice di continuità che abbiamo a disposizione.»

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L’intervista continua…

Mentre il dottor De Nobili parla, diventa evidente che l’acqua non è un argomento: è un universo. Abbiamo esplorato solo una parte del paesaggio, l’idratazione, il pH, l’equilibrio acido-base, la pelle, lo sport, ma restano ancora territori interi da attraversare.

Come si comporta davvero l’idrogeno molecolare nei tessuti?
Che cosa distingue un’acqua “viva” da un’acqua “inerte”?
Quanto incide la qualità dell’acqua sulla longevità?
E quali tecnologie domestiche possono realmente trasformare l’acqua che usiamo ogni giorno?

InsideMagazine ha deciso di dedicare una mini-serie in tre articoli a questo viaggio. Questa è la prima puntata. Nella seconda parte, esploreremo le tipologie di acque italiane , equilibrio acido-basico, il PH ed il ruolo dell’ idrogeno molecolare.
Nella terza, entreremo nelle tecnologie più avanzate per perfezionare l’acqua domestica-aziendale e parleremo di idratazione cellulare grazie all’ acqua micro-clusterizzata .


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Paul K. Fasciano

Paul Fasciano, Direttore di InsideMagazine e del Gruppo Editoriale Inside, è un mental coach prestato al mondo della comunicazione digitale. Con un background accademico in sociologia e una formazione in PNL, mindfulness e neuroscienze, ha dedicato oltre tre decenni allo studio delle dinamiche sociali odierne. E' autore di varie pubblicazioni incentrate sulla crescita personale nel complesso contesto contemporaneo. La sua missione è fornire ai professionisti le informazioni più aggiornate e rilevanti, migliorando la loro comunicazione e potenziando il loro mindset con strategie efficaci e mirate.

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