La sintesi della conferenza: “Il potere nascosto dellacqua”
Il 5 febbraio 2026, a Torino, una sala piena di persone ha ascoltato per quasi due ore un otorinolaringoiatra parlare d’acqua. Era il quarto appuntamento di un percorso iniziato mesi prima, il titolo della serata era lo stesso della nostra serie: “Il potere nascosto dell’acqua“.
Con questo articolo chiudiamo il percorso che InsideMagazine ha dedicato al dottor Emanuele De Nobili. Nella prima puntata avevamo introdotto la sua visione dell’acqua come segnale biologico, non semplice sostanza da assumere. Qui raccogliamo quello che è emerso nell’incontro di Torino, comprese le domande poste dal pubblico a fine serata, che restituiscono in modo diretto i dubbi più comuni su questo tema.
Indice
–Chi è oggi Emanuele De Nobili
-La matrice extracellulare e la metafora dell’acquario
-Genetica ed epigenetica: quanto pesa ciascuna
-Un secolo di acqua: dalle sorgenti alle bottiglie
-Rubinetto, vetro, plastica: cosa cambia
-Oltre la bottiglia: l’evoluzione delle tecnologie domestiche
Chi è oggi Emanuele De Nobili
De Nobili si laurea in Medicina e Chirurgia e si specializza in Otorinolaringoiatria, poi in Idrologia Medica, la disciplina che studia l’uso terapeutico delle acque minerali e termali. Aggiunge in seguito una certificazione in Medicina Anti-Aging e Rigenerativa e un perfezionamento in PsicoNeuroEndocrinoImmunologia. Ha diretto o coordinato diversi centri termali italiani, tra cui il centro di Levico Terme. Dal gennaio 2012 è direttore sanitario di Villa Eden a Merano, eletta miglior Longevity Medical Clinic d’Europa nel 2024 e da anni tra le prime dieci al mondo.
Ha alle spalle oltre 25 anni dedicati allo studio dell’acqua e più di 10.000 bioimpedenziometrie eseguite sui suoi pazienti. È autore di due libri, “La Dieta del Restart Ormonale”, arrivato alla terza edizione con oltre 10.000 copie vendute, e “Reset del Cortisolo”.
De Nobili apre la serata con una domanda semplice: il tuo corpo è un tempio, gli stai dando l’acqua che si merita? Non è un’immagine casuale. La ripete spesso ai suoi pazienti, e la fa risalire a prima ancora della nascita: i primi nove mesi nel grembo materno, dice, si svolgono già in un ambiente completamente liquido, e le abitudini della madre in quel periodo lasciano un’impronta che accompagna la persona per tutta la vita.
Da lì parte il resto. Il neonato è composto per circa l’80% di acqua. Da adulti la percentuale scende al 60-70%. Da anziani può calare sotto il 50%, e De Nobili lo considera un segnale della velocità con cui invecchiamo, più che una semplice conseguenza dell’età.
La matrice extracellulare e la metafora dell’acquario
De Nobili distingue tra due modi di misurare quanta acqua contiene il corpo umano. Il primo è il peso corporeo, quello appena descritto. Il secondo conta le singole molecole di cui siamo fatti, e qui il numero cambia radicalmente: 99,4% delle nostre molecole sono acqua. A livello molecolare, siamo quasi interamente acqua.
Il dato clinico che accompagna questo numero arriva dalle bioimpedenziometrie che De Nobili esegue da oltre vent’anni: più del 90% dei test mostra una disidratazione più o meno marcata, spesso con un rapporto invertito tra acqua intracellulare ed extracellulare. Dovrebbe esserci circa il 60% di acqua dentro le cellule e il 40% fuori. De Nobili trova spesso l’esatto contrario.
Per spiegare perché questo squilibrio conta, De Nobili richiama il libro di Robert Young “The pH Miracle” (la versione italiana: “Il miracolo del pH alcalino. Come contrastare il cancro e molte altre malattie“) e la sua immagine dell’acquario. Le cellule sono i pesci, la matrice extracellulare è l’acqua in cui nuotano. Finché il filtro funziona e l’acqua si rinnova, il pesce sta bene. Se il filtro si guasta e i residui si accumulano, l’acqua si sporca e il pesce si ammala.

La stessa cosa succede a livello cellulare quando la matrice si carica di scorie metaboliche e diventa più acida. Secondo De Nobili è qui che nascono infiammazione cronica di basso grado, stress ossidativo e problemi di salute mitocondriale.
Genetica ed epigenetica: quanto pesa ciascuna
Un punto che De Nobili sottolinea più volte riguarda quanto pesa davvero la genetica sulla nostra salute. Cita studi recenti secondo cui la componente genetica pura conterebbe non più del 20-25%, mentre il restante 75-80% dipenderebbe da fattori epigenetici, sia interni, legati alle nostre abitudini quotidiane, sia esterni, come l’inquinamento ambientale ed elettromagnetico.
Gran parte del terreno biologico su cui si costruisce la salute resta quindi nelle mani di ciascuno, acqua compresa.
De Nobili ripercorre la storia recente dell’approvvigionamento idrico. Per gran parte della storia umana l’acqua arrivava da fiumi e sorgenti. Con gli acquedotti moderni è arrivata nelle case attraverso i rubinetti. Più tardi si è affiancata l’acqua imbottigliata, prima in vetro, e dagli anni Settanta anche in plastica.
Ogni fonte porta con sé un compromesso diverso.
Rubinetto, vetro, plastica: cosa cambia
L’acqua del rubinetto, quella che De Nobili chiama scherzosamente “l’acqua del sindaco”, ha un costo bassissimo e controlli chimico-fisici e microbiologici obbligatori per legge. Il compromesso è il cloro usato per renderla potabile, oltre a tracce di contaminanti come pesticidi e residui ormonali che i controlli di legge non azzerano del tutto.
L’acqua in bottiglia di vetro ha un costo più alto e una buona conservazione, ma resta stoccata a lungo prima di arrivare al consumatore. De Nobili la definisce energia “morta”, in contrasto con la dinamicità di un’acqua in movimento. Uno studio francese ha rilevato che il tappo delle bottiglie di vetro, rivestito internamente in plastica, rilascia microplastiche in quantità superiori rispetto alle bottiglie in plastica, a causa dello stress meccanico di apertura e chiusura ripetuta.
Sul tema delle microplastiche, De Nobili cita uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, condotto da un’università italiana su pazienti sottoposti a interventi di endoarteriectomia carotidea: chi presentava microplastiche nelle placche aterosclerotiche aveva un rischio quasi raddoppiato di un secondo evento cardiovascolare rispetto a chi non le presentava. È un dato che merita cautela nella lettura, la presenza di microplastiche è associata a un rischio maggiore, non ne è dimostrata la causa diretta, ma è comunque un argomento a favore di un’attenzione più consapevole verso il tipo di contenitore che usiamo ogni giorno.
Oltre la bottiglia: l’evoluzione delle tecnologie domestiche
Se l’acqua del rubinetto e quella in bottiglia presentano dei limiti strutturali, dal cloro alle microplastiche, fino alla perdita di dinamicità energetica, la scienza ha sviluppato diverse soluzioni domestiche per migliorare la qualità di ciò che beviamo.
Inizialmente, il mercato si è concentrato su sistemi di filtraggio di base:
- Addolcitori: utili principalmente per proteggere gli elettrodomestici dal calcare.
- Filtri da rubinetto e caraffe filtranti: soluzioni semplici per trattenere le impurità grossolane.
- Casette dell’acqua comunali: un’alternativa territoriale per ridurre l’uso della plastica.
Successivamente, sono apparse tecnologie di purificazione più avanzate, come i depuratori ad ozono o con lampade UV, efficaci nell’abbattere la carica batterica. Un discorso a parte merita l’osmosi inversa: un sistema eccezionale per filtrare ogni impurità attraverso membrane sottilissime, che tuttavia presenta un limite significativo poiché rimuove anche i sali minerali essenziali (calcio, sodio, potassio, magnesio), che devono poi essere reintegrati artificialmente.
Si arriva poi alla nuova frontiera della ionizzazione e dell’elettrolisi. La vera svolta, introdotta in Giappone a metà degli anni ’70 che, a differenza dei sistemi precedenti, non si limita a filtrare, ma trasforma l’acqua in un vero e proprio “pilastro nutraceutico”.

Il processo di elettrolisi avviene all’interno di una cella elettrolitica dove l’acqua passa attraverso piastre di titanio rivestite in platino. Questo passaggio separa l’acqua in due frazioni:
- Acqua acida: attirata dall’anodo e destinata allo scarto o ad usi esterni (come disinfettante o tonico per la pelle).
- Acqua alcalina: attirata dal catodo e resa disponibile per l’uso alimentare.
La domanda che in molti pongono a questo punto è, perché l’acqua ionizzata è differente? La risposta: questa tecnologia agisce su tre livelli fondamentali che la rendono superiore a qualsiasi altra acqua in commercio:
- Idrogeno Molecolare: l’elettrolisi sprigiona idrogeno molecolare, considerato oggi il più potente antiossidante naturale. Attraverso un orpimetro è possibile misurare il valore ORP (Potenziale di Ossido-Riduzione): mentre la maggior parte dei liquidi è ossidante (valore positivo), l’acqua ionizzata ha un valore fortemente negativo, indicando un alto potere antiossidante che contrasta lo stress ossidativo.
- Microclusterizzazione: le molecole d’acqua, solitamente raggruppate in grandi cluster che ne rendono difficile l’assorbimento, vengono “ristrutturate” in piccoli gruppi. Questa microstruttura permette all’acqua di penetrare più facilmente nei tessuti e nei mitocondri, garantendo un’idratazione profonda e una maggiore energia.
- Equilibrio pH: il dispositivo permette di regolare il pH (la concentrazione di ioni idrogeno) su una scala logaritmica. Per l’uso umano è consigliato un pH tra 8 e 9.5, supportando così i sistemi tampone dell’organismo nel contrastare l’acidità e l’infiammazione.
Leggi: Acqua alcalina ionizzata e sport: il margine invisibile della performance
Come sottolineato dal Dott. De Nobili, un dispositivo di qualità si riconosce dalla superficie e dal numero di piastre utilizzate: una maggiore superficie di contatto garantisce risultati stabili nel tempo e un valore ORP che può scendere sotto i -300/-400 millivolt.
Ottimale.
Il quarto e conclusivo appuntamento del percorso: “Il potere nascosto dell’acqua“
Le domande del pubblico
A chiusura della serata, De Nobili ha risposto ad alcune domande dirette del pubblico. Le riportiamo perché sono le stesse domande che si sentono fare spesso anche fuori da quella sala.
Fino a che pH si può bere l’acqua senza rischi?
«Generalmente fino a 9 e mezzo, massimo 10. Un’acqua a pH 11,5, come quella usata per lavare i pomodori nella dimostrazione di questa sera, non va bevuta.»
L’acqua alcalina, arrivando nello stomaco, viene neutralizzata e perde i suoi effetti?
«C’è un assorbimento quasi immediato attraverso la mucosa gastrica. E attenzione anche al ragionamento opposto, uno studio ha calcolato che servirebbero circa 32 bicchieri di acqua a pH 9,5 per modificare in modo apprezzabile l’acidità dello stomaco a riposo. Bevendo con buon senso, uno o due bicchieri per volta, non si altera quel valore.»
Questi dispositivi riducono anche i PFAS nell’acqua?
«Non esiste ancora uno studio su larga scala che lo dimostri in modo conclusivo. Piccoli esperimenti mostrano una riduzione, e in alcune zone si può aggiungere un prefiltro dedicato, ma è corretto dire che la ricerca su questo punto specifico è ancora in corso.»
Come si sceglie un buon dispositivo di ionizzazione, tra tanti modelli in commercio?
«La differenza principale è la superficie delle piastre di titanio rivestite in platino, e quante ce ne sono in serie all’interno della cella elettrolitica. Più piastre significano più superficie di contatto, e quindi risultati più stabili nel tempo. Un valore ORP che scende sotto i -300, -400 millivolt indica generalmente un dispositivo di fascia alta.
Sono inoltre importantissime le certificazioni ISO 13485 (dispositivo certificato come elettromedicale), la ISO 9001, la TUV e della WQA (Water Quality Association). Senza dubbio è anche però importante analizzare da quanti anni è sul mercato l’azienda produttrice e come si comporta nel post vendita, ovvero nel caso subentrassero guasti o se servissero manutenzioni straordinarie.»

Per approfondire
Il percorso con il dottor De Nobili prosegue su InsideMagazine con una intervista che contiene approfondimenti dedicati. Il primo entra nel dettaglio scientifico dell’elettrolisi, del pH e dell’idrogeno molecolare. Il secondo raccoglie i protocolli pratici di idratazione quotidiana, dal rituale del mattino allo sport, fino alla cura della pelle.
Leggi l’intervista a De Nobili
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